martedì 12 agosto 2008

una piccola Babele nel Far West

6a tappa: Sahagun-El Burgo Ranero (km percorsi 16, tot. 143, ore di viaggio 6.30-11).

Bisogna imparare ad accettare i propri limiti. Dopo appena 140 chilometri i miei tendini chiedono già pietà, e non voglio che si dica in giro che sono spietato. Un po' pirla, ma spietato no.
Nota bene: lo zaino pesa un quinto di me.
Si arricchisce la galleria di personaggi: ieri una simpatica signora di Lodi, estroversa e poliglotta, mi ha raccontato fra le altre cose che la ragazza poco loquace è, tanto per restare improbabili, una pranoterapeuta ungherese. In cambio io le ho rivelato quel che mi ha fatto leggere sulla sua conchiglia, cioè che ha fatto voto di silenzio.
Iera sera invece ho cenato con un operaio tessile bergamasco che ha letto l'Etica nicomachea e, compatibilmente con la disponibilità delle ferie, fa il cammino in tre parti: l'estate scorsa da Saint Jean a Burgos, quest'anno fin dove riesce ad arrivare in Galizia, l'anno prossimo arriva alla fine.
E stamattina un altro operaio lombardo, stavolta di Varese. Questo non ha nulla di particolarmente strano, se non che ieri ha percorso 53 chilometri. Io oggi mi sono arreso dopo 16, già zoppicante, e l'hospitalera incredula (una vecchina che ha trasformato casa sua in un rifugio per pellegrini) mi ha redarguito leggendo sulla mia Credencial che arrivavo da Sahagun: "¿Sahagun?
¡Muy poco!".
'Sti cazzi signora, le ho risposto al riparo di una solida barriera linguistica.

Appendice ore 15.15.
El Burgo Ranero sembra, nel nome e nell'aspetto, la città fantasma di un film western. Vecchie case diroccate con i battenti di legno che cigolano per il vento, balle di fieno che rotolano in lontananza (giuro). Come gli altri paesini della Castilla y Léon, è immerso nel giallo dei campi e vive dell'accoglienza ai pellegrini. A pensarci è ben curioso: una serie di piccoli borghi sperduti sopravvivono grazie al fatto che ogni anno un centinaio di migliaia di matti percorrono a piedi la stessa tratta che dal IX secolo altre centinaia di migliaia di matti percorrono perché nell'813 un matto ritenne di aver scoperto la tomba dell'apostolo Giacomo.
Detta così sembra riduttiva, lo so. Io non voglio sminuire il valore simbolico, il senso del sacro e via dicendo. Era solo per dire quant'è buffa la vita.
Questo albergue mi piace particolarmente, è come essere a casa (e dormirci in quindici, con un solo bagno). Gli ospiti sono tutti forestieri di varia provenienza: Danimarca, Polonia, Australia, Germania, Francia. In quanto italiano sono quello che dovrebbe capire meglio quello che dice l'hospitalera. Da qui il paradosso per cui, con quel po' di inglese che ho imparato alle scuole medie, mi trovo a fare da interprete fra persone che parlano lingue a me ignote.
Lo ripeto: quant'è buffa la vita.

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