Nuovo volantino di Filippo Bellissima, grazie a Giova!
Un'impietosa analisi dell'alienazione religiosa degna di Feuerbach.
Come forse i miei quattro lettori avranno intuito, Per la cruna di un ego si appresta a terminare la sua breve esistenza. Niente lacrime, suvvia. Prima o poi doveva capitare, oggi a te domani a me, sono sempre i migliori che se ne vanno... e così via. Scrivo quest'ultimo post per salutare chi mi ha seguito fedelmente (o anche infedelmente, non sono un tipo geloso) in questi due anni. Il mio primo post è datato 8 settembre 2006 e racconta di quando iniziai il mio servizio civile culturale con un rastrello in mano. Che nostalgia. Chi l'avrebbe detto che potessi provare nostalgia per un rastrello? Eppure il passato ha questa caratteristica incredibile, di avere fascino per il solo fatto di essere passato. Ora che me ne sto a trecento chilometri dalla mia vita torinese, sempre in dubbio se ritornarci o continuare a spostarmi verso est, anche quello che allora non sopportavo ha una dolcezza tutta particolare.
Per la cruna di un ego chiude i battenti. Non eliminerò il blog, perché non si sa mai che qualcuno passi di qui per caso cercando notizie sul servizio civile o su Filippo Bellissima (di cui pubblico un recente volantino, un pezzo straordinario: scritto a maggio, con grande lungimiranza alludeva già alla fragilità del nostro sistema finanziario). I vecchi post rimarranno qui, ma credo che non scriverò più. Un po' per motivi tecnici (da quando ho traslocato non ho più la adsl a casa e collegarmi a internet comporta scomodi spostamenti), un po' perché il blog ha esaurito la sua funzione. Doveva raccontare una fase di transizione della mia vita, iniziata quando mi sono introdotto nell'oscuro mondo di chi accetta di fare una cosa che non gli piace in cambio di una paga fissa, e proseguita nella piccola città tra le montagne dove son venuto a cercare di capire qualcosa di me (e, già che son qui, di prendere anche una laurea specialistica in filosofia). Ecco, ora quella fase di transizione è finita. Non saprei spiegare perché (anzi sì, ma sarebbe lungo e tedioso), ma so che è finita. Non che abbia finito di transitare, per carità. Anzi, oserei dire che la mia vita è, da un punto di vista strettamente esistenziale, una lunga transumanza. Ma ora sono in un'altra transizione che esprimerò con altre parole e in altre forme.
Un grazie per la pazienza ai miei quattro lettori.
12a tappa: Pedrouzo-Santiago de Compostela (km percorsi 23, tot. 299, ore di viaggio 6-11.30).
Oddio, compiuto un corno. Dopo un paio di giorni di turismo in compagnia di due romani trovati alla pensione, ho iniziato la mia piccola odissea. Ed è proprio vero che ogni viaggio insegna qualcosa: il viaggio Santiago-Torino mi ha insegnato a non deridere quei compatrioti incontrati lungo il cammino, che per rientrare hanno preso il TGV da Madrid e fatto il cambio a Parigi. Di sicuro hanno impiegato meno tempo di me: tredici ore di autobus da Santiago de Compostela a Irun, dove si prende il trenino per passare la frontiera francese e arrivare a Hendaye; quattro ore e mezza di treno da Hendaye a Tolosa; altre sei ore di treno da Tolosa a Nizza, e la prospettiva di passare la notte in stazione perché per dieci minuti perdo l'ultimo treno utile per raggiungere Torino in serata.
Antibes è una cittadina della Costa Azzurra, graziosa e inequivocabilmente turistica. Ancora abituato alle levatacce da pellegrino, faccio quattro passi al mattino presto, quando i venditori preparano le bancarelle con ogni tipo di cianfrusaglia. Non c'è niente di più sorprendente che osservare quante cagate si trovano in vendita. Anzi, qualcosa sì: pensare che se qualcuno le vende, qualcun altro prima o poi le comprerà.
11a tappa: Arzua-Pedrouzo (km percorsi 20, tot. 276, ore di viaggio 6.30-11.30).
Nel letto vicino al mio c'è una signora che rantola: mi fa venire in mente che nell'ultimo tratto del cammino compaiono diverse lapidi, di scarso incoraggiamento al pellegrino, dedicate a quei poveracci che sono morti in viaggio, o subito dopo l'arrivo. Dinanzi alla memoria di costoro, i pellegrini pii si segnano e mormorano un eterno riposo. Quelli agnostici si abbandonano a un più profano gesto apotropaico.
10a tappa: Eirexe-Arzua (km percorsi 35, tot. 256, ore di vaggio 6-15).
9a tappa: Portomarin-Eirexe (?) (km percorsi 18, tot. 221, ore di viaggio 7-11.30).
8a tappa: Sarria-Portomarin (km percorsi 23, tot. 203, ore di viaggio 6.30-12.30).